La
Kent State University è una rinomata Università dell'Ohio che negli anni ha espanso i suoi numerosi
campus, dagli Stati Uniti fino in Inghilterra (quindi attualmente presente anche in Europa, con la sua filiale di Liverpool); come la maggior parte delle università americane, ha una grande tradizione sportiva. Gli atleti di tutte le sue discipline sono conosciuti come i
"blu & oro".
Il simbolo sportivo dell'Università, un'aquilotto con una grande lettera
K che troneggia al centro, è facilmente reperibile in rete: se per esempio digitate le parole
"kent state" nella finestra di ricerca di
Brands of the World vi saltano fuori almeno 8 pagine con tutte le sue varianti per football, baseball, basket, hockey, atletica, golf, danza, etc. etc. Tutte già pronte in vettoriale.
Come per ogni altro logo sportivo degli Usa (dalle università alle varie leghe di sport professionistico come
NBA o
NFL) non andrebbe però dimenticato che
il simbolo della Kent State E' UN MARCHIO REGISTRATO. Potetete vederlo voi stessi, con la presenza del regolare
trademark in basso a destra:
• click picture to enlargeOcchio alle fonti, quindi. Occhio
all'utilizzo improprio di materiale registrato, soprattutto se - violando i legittimi copyrights - lo si utilizza su supporti commercializzati a fini di lucro. Come l'abbigliamento, tanto per dire ;)
Torniamo allora al nostro
brand coatto/boro inventato di sana pianta. Per l'occasione, ipotizziamolo anche con un logo... utilizzando - che so? - una font scontata e abusata come lo
Xirod (prendere nota: MAI realizzare loghi aziendali con font scaricabili gratuitamente dalla rete!).
Ecco che nel
download selvaggio da internet, potrebbe succedere che un grafico alle prime armi si imbatta proprio nel logo della
Kent State University (nonostante il suo ipotetico titolare potrebbe tranquillamente usufruire di disegnatori che potrebbero INVENTARE qualsiasi cosa per lui, così da non rischiare niente e al contempo avere grafiche ESCLUSIVE nel proprio catalogo); suddetto sfortunato creativo potrebbe riflettere orizzontalmente l'aquilotto, scrivere qualche sciocchezza americanofila con un banalissimo
Ballpark Weiner ed il gioco sarebbe fatto. Che poi - detto tra noi - una
t-shirt con scritto sopra
Americans 69 (o qualsiasi altro numero, sia chiaro) è qualcosa che nemmeno l'ultimo dei cialtroni di via Sannio oserebbe vendere, tanto c'è da copiare di meglio in giro!
Ad ogni modo, immaginando la nostra ipotetica grafica con questi presupposti, ne risulterebbe qualcosa del genere:
• click picture to enlargeAnche supponendo che si possa davvero mandare nei negozi una maglietta così dozzinale (ma per l'appunto è solo un'ipotesi, perchè in realtà CHI mai lo farebbe?) una volta commercializzata rimarrebbe comunque aperta la questione del
copyright violato. Si pensa sempre che l'America è lontana, e d'altronde
"come potrebbero accorgersene?"Beh, i chilometri sono davvero tanti, è vero. C'è un oceano di mezzo. Ma
il web annulla qualsiasi distanza, oramai. Una SEGNALAZIONE via
mail parte e arriva nell'arco di pochi secondi. Quindi se mai venisse prodotto un capo del genere, sarebbe quantomeno curioso osservare la reazione del rettorato dell'Università, del loro ufficio
licensing (che comunque già di suo gestisce la produzione di magliette, cappellini e
gadget vari), financo del loro ufficio legale... no?
E
"chi di copia & incolla ferisce, di copia & incolla perisce!!!"Talvolta anche nelle aule dei tribunali.
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